Estoy preparando una ponencia sobre la importancia de “Innovar en las personas” y me he acordado de este post que publiqué en el Facebook de Lorenzo Legnaioli con quien compartí mi experiencia como oficial en el Ejercito Italiano entre 1985 y 1986 (aunque me parece ayer).

Lorenzo (de Florencia) es un alto ejecutivo que vive en Milan: tiene un sentido estético sobrenatural y lo vive al detalle. Hace fotos increíbles, dice siempre lo que piensa y es un viajero impedernido. Comparto con él muchas cosas, como el amor a Africa y al mar, a las islas Griegas, al vintage made in Italy, …

Antes de vacaciones escribió un post sobre la muerte reciente de Sergio Marchionne, CEO de Fiat Chrysler y una persona que Lorenzo definía como un gran general al servicio de las empresas. Su análisis no venía sobre si su aportación global había sido positiva, sino (y cito sus palabras):

“Da uomo che osserva un altro uomo morire inaspettatamente nel giro di un mese lasciandosi indietro ricchezze accumulate e a questo punto mai godute, per aver dedicato tutte le proprie energie all’arricchimento ulteriore di alcuni e inevitabilmente all’impoverimento di altri (“effetti collaterali”), la domanda che io pongo è un’altra: ma ne è valsa davvero la pena vivere e morire cosi’?”

Aquí va mi respuesta, limitada por los posts de Facebook, confiando mi (ya pobre) Italiano no sea demasiado complicado de entender.

Vosotros que opinais sobre la pregunta de Lorenzo?

Ciao Lorenzo,

ho appena visto il tuo commento su Marchionne e mi sembra molto corretto: sono dáccordo su tutto quello che scrivi. Come “work-aholic” in attivo mi faccio le stesse tue domande e da diversi anni.

Credo que un “lavoro” che ti piace molto, associato ad altre contingenze (non avere famiglia, vivere lontano da casa, non avere una comunitá a cui dedicare una parte di te etc.), puó diventare una droga.

Ho conosciuto vari “Marchionne” nella mia vita. Il potere ha un effetto di addizione preoccupante e bisogna essere molto forti mentalmente per resistere a quello che comporta: sempre c´é un esercito de portaborse, lecchini, adulatori, service/yes men/women che poco a poco ti isolano dalla realtá, per farti ascendere ad una torre di avorio dove il mondo e le persone si vedono con altre perspettive e da molto lontano. Per quello non si soffre al chiudere una fabbrica che non rende o si chiede un lavoro alle 8 di sera della vigilia di Natale ad una persona con famiglia, un anno dopo l´altro.

Ho conosciuto gente che lavorava con Steve Jobs (come Guy Kawasaki) o recentemente a Elon Musk. Sono persone che vivono il loro sogno come se fosse la unica cosa che importa.

E se scoprissero che gli restano 6 mesi di vita farebbero lo stesso?

Non ho una risposta, pero sí vi consiglio vedere questo video in TED.com di Matthew O´Reilly, un medico di emergenze che ha deciso dire la veritá alla gente che sa che va a morire. https://www.ted.com/…/matthew_o_reilly_am_i_dying_the… Conosce bene gli ultimi pensieri di tante persone.

Il mio consiglio?

Quando saremo vicini alla fine, sapremo che la unica cosa che ci avrá fatto felici non sará il denaro, il successo, una posizione nel lavoro, la fama, … ma aver avuto relazioni di qualitá: la famiglia, i figli, gli amici, la comunitá.”

Esto lo explica muy bien Robert Waldinger en su charla TED en base a un estudio que la Unversidad de Harvard empezó en 1938!